Come degustare il vino: guida per chi comincia

Indice

Se dopo la teoria vuoi passare al bicchiere, guarda i nostri tour enogastronomici a Tenerife e le altre escursioni a Tenerife.

Alla prima degustazione ci si sente sempre un po’ fuori posto: tutti girano il bicchiere, parlano di sentori e tu non sai nemmeno da dove si tiene il calice. La buona notizia è che serve pochissimo per capirci qualcosa. Ecco come degustare il vino senza fingere di essere un sommelier, con le poche regole che cambiano davvero l’esperienza.

I cinque errori che fanno tutti la prima volta

Tenere il calice dalla coppa

Si tiene dallo stelo, sempre. Afferrando la parte piena trasmetti il calore della mano e in due minuti alzi la temperatura del vino di qualche grado, che su un bianco basta per rovinarlo.

Saltare l’olfatto

La gran parte di quello che chiamiamo gusto arriva dal naso. Prima di bere, annusa il vino fermo, poi ruota il calice e riannusa: la rotazione libera i composti volatili e cambia completamente quello che senti.

Bere troppo in fretta

Una degustazione non è un aperitivo. Guarda il colore, annusa, prendi un sorso piccolo e tienilo in bocca qualche secondo prima di deglutire. Chi va di corsa si perde tutto tranne l’alcol.

Non pulire la bocca fra un vino e l’altro

Un sorso d’acqua o un pezzo di pane azzerano il palato. Senza, il terzo vino sa di quello di prima.

Giudicare dall’etichetta o dal prezzo

Il prezzo dice quanto costa produrlo e quanto è famoso il produttore, non se piace a te. In una degustazione l’unico giudizio che conta è il tuo.

Come degustare il vino: calice, colore e primi sentori

Come si degusta, in tre passaggi

  1. Vista: inclina il calice su uno sfondo chiaro e guarda il colore e la trasparenza. Un rosso giovane ha riflessi violacei, uno evoluto tende al granato.
  2. Olfatto: prima da fermo, poi dopo aver ruotato. Non cercare la parola giusta, cerca il ricordo: frutta rossa, erba tagliata, pane tostato, pietra bagnata.
  3. Gusto: un sorso piccolo, fallo girare, valuta se è acido, se asciuga la bocca, quanto pesa. Poi conta quanti secondi resta il sapore dopo aver deglutito: è la persistenza, e su un buon vino supera i sei o sette secondi.

Il vocabolario minimo

  • Attacco: la prima impressione in bocca, il saluto del vino.
  • Archetti (o lacrime): le gocce che scendono lente sulle pareti del calice dopo la rotazione. Indicano alcol e zuccheri, non qualità.
  • Corpo: quanto il vino riempie la bocca. Un bianco leggero e un rosso strutturato stanno ai due estremi.
  • Tannini: quella sensazione di bocca asciutta e allappante dei rossi. Vengono dalla buccia, dai vinaccioli e dal legno.
  • Bouquet: l’insieme dei profumi che si sviluppano con l’affinamento, diversi dai profumi primari dell’uva.
  • Persistenza: quanto dura il sapore dopo il sorso. È uno degli indicatori più onesti.

I vini delle Canarie: perché non somigliano a nessun altro

Qui c’è la ragione per cui una degustazione alle Canarie vale il tempo che le dedichi: la fillossera non è mai arrivata sulle isole. Il parassita che alla fine dell’Ottocento distrusse i vigneti europei, compresi quelli italiani, e obligò a innestare tutto su piede americano, qui non è mai sbarcato. Il risultato è che si beve vino da viti a piede franco e da varietà sparite dal continente: listan negro, marmajuelo, vijariego, malvasia vulcanica.

Tenerife ha da sola cinque denominazioni di origine: Tacoronte-Acentejo, Valle de Güimar, Valle de La Orotava, Abona e Ycoden-Daute-Isora. Si va dai rossi nervosi ai bianchi salini, con vigneti che arrivano sopra i 1.500 metri, un’altitudine rarissima in Europa.

Lanzarote è il caso più estremo: a La Geria ogni vite cresce in una conca scavata nella cenere e protetta da un muretto a mezzaluna, perché non piove quasi mai e serve raccogliere l’umidità notturna. Ne esce una malvasia vulcanica che non assomiglia a nessuna malvasia italiana.

A Gran Canaria, La Palma e El Hierro ci sono altre denominazioni, più piccole e quasi introvabili fuori dalle isole.

D.O. spagnola e DOC italiana: come si equivalgono

Se sei abituato al sistema italiano, la traduzione è più semplice di quanto sembri:

  • D.O. (Denominación de Origen) corrisponde grosso modo alla nostra DOC. La Spagna ne ha una settantina, l’Italia ne ha oltre trecento fra DOC e DOCG.
  • D.O.Ca. è il gradino sopra, l’equivalente della DOCG, e in tutta la Spagna ce l’hanno solo Rioja e Priorat.
  • Vino de Pago è la menzione di singola tenuta, senza un vero corrispettivo italiano.

Quindi non farti ingannare: una D.O. canaria piccola può valere molto più di quanto suggerisca la sigla, semplicemente perché il sistema spagnolo ha meno livelli.

Il guachinche: la degustazione senza degustazione

Nel nord di Tenerife esiste una formula che in Italia non ha equivalente: il guachinche, la casa di campagna dove una famiglia vende il vino della propria vendemmia con tre o quattro piatti casalinghi. Niente calici da sommelier, niente schede: si beve il vino dell’anno in bicchieri spessi, con il coniglio e le papas. Ne parliamo nella guida ai guachinche di Tenerife.

Degustazione di vini alle Canarie: calici e vigneti vulcanici

Quanto vino puoi portare a casa

Qui c’è un dettaglio che sorprende quasi tutti: le Canarie sono fuori dal territorio fiscale dell’Unione Europea, perché applicano l’IGIC al posto dell’IVA. Sul volo di ritorno valgono quindi le franchigie dei viaggiatori extra-UE, non quelle dei voli interni:

  • 4 litri di vino fermo per persona maggiorenne.
  • 16 litri di birra.
  • 1 litro di superalcolici sopra i 22 gradi, oppure 2 litri sotto i 22.

Oltre queste quantità va dichiarato in dogana. E ricorda che le bottiglie viaggiano solo in stiva, a meno che tu non le compri in duty free dopo i controlli.

Per proteggerle: al centro della valigia, avvolte nei vestiti, o in una custodia imbottita.

Perché farla con una guida

Una degustazione guidata dentro una escursione non è solo assaggiare: si entra in cantine familiari, si vede il terreno da cui esce quel vino e si capisce perché una vite piantata nella cenere sopravvive senza acqua.

E se vuoi chiudere la giornata in mare invece che in cantina, funziona anche il contrario.

In sintesi

Per degustare bene bastano tre cose: tenere il calice dallo stelo, annusare due volte e andare piano. Il resto è curiosità. Guarda i tour con degustazione alle Canarie e scegline uno che includa la visita alla vigna.

Domande frequenti

No, ed è esattamente il motivo per cui esistono. Le degustazioni guidate sono pensate per chi comincia: la guida spiega cosa cercare e non si aspetta che tu riconosca nulla. Le uniche cose utili da sapere prima sono tenere il calice dallo stelo e annusare due volte, prima e dopo aver ruotato.

Sempre dallo stelo, mai dalla parte piena. Tenendolo dalla coppa trasmetti il calore della mano e alzi la temperatura del vino di qualche grado in pochi minuti, cosa che su un bianco o su uno spumante si sente subito. È l’errore più comune e anche il più facile da correggere.

Sono le gocce che scendono lente sulle pareti del calice dopo la rotazione, chiamate archetti o lacrime. Indicano il contenuto di alcol e di zuccheri, non la qualità del vino: un vino con archetti marcati è semplicemente più alcolico, non migliore.

Perché la fillossera non è mai arrivata sulle isole. Mentre in Italia e nel resto d’Europa i vigneti furono distrutti e reimpiantati su portainnesto americano, qui si coltivano ancora viti a piede franco e varietà scomparse altrove, come il listan negro o la malvasia vulcanica. A Lanzarote ogni pianta cresce in una conca di cenere protetta da un muretto.

La D.O. spagnola corrisponde grosso modo alla DOC italiana, mentre la D.O.Ca. è l’equivalente della DOCG e ce l’hanno solo Rioja e Priorat. La differenza sta nei numeri: la Spagna ha circa settanta denominazioni, l’Italia oltre trecento fra DOC e DOCG. Una D.O. piccola non è quindi sinonimo di vino minore.

Quattro litri di vino fermo a persona maggiorenne, più 16 litri di birra e un litro di superalcolici sopra i 22 gradi (o due sotto i 22). Le Canarie applicano l’IGIC invece dell’IVA e sono fuori dal territorio fiscale dell’Unione, quindi valgono le franchigie extra-UE anche su un volo diretto in Italia.

Solo in stiva. In cabina i liquidi sono limitati a contenitori da 100 ml, quindi l’unica bottiglia che puoi portare a bordo è quella comprata in duty free dopo i controlli e consegnata sigillata. In valigia mettila al centro, avvolta nei vestiti o in una custodia imbottita.

Niente di formale, ma soprattutto niente profumo forte: coprirebbe i sentori del vino e disturberebbe anche gli altri. Se la degustazione è in cantina, metti scarpe chiuse, perché spesso si cammina in vigna, e porta una felpa: le sale di affinamento stanno sui 14-16 gradi.

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